Il segreto di una dieta sana è la consapevolezza

Il segreto di una dieta sana è la consapevolezza

Spesso il nostro mangiare è inconsapevole, ma sapere può fare la differenza e permetterci di seguire una dieta più sana e migliorare la qualità della vita.

 

Un professore esperto in nutrizione svela i meccanismi dietro al perché, come e quanto tendiamo a mangiare. Questo nostro approccio al cibo spesso avviene inconsapevolmente, e altrettanto spesso siamo influenzati dall’ambiente, la forma o il colore di piatti e non solo: un meccanismo che l’esperto ha battezzato “mangiare inconsapevole”

Il professor Brian Wansink insegna alla Stanford University e dirige il Food and Brand Lab presso la Cornell University di Ithaca, nello stato di New York e, da quasi un decennio, si dedica allo studio sul modo di alimentarsi delle persone e soprattutto sul come e perché questo spesso avviene in modo inconsapevole. Un’abitudine che ci rende tutti soggetti agli errori più comuni in fatto di dieta: eccessi alimentari, abbinamenti sbagliati, porzioni o troppo piccole o troppo grandi… in sostanza, scelte inconsapevoli.

Per rendere accessibile a tutti il perché l’alimentazione è in realtà influenzata da diversi e numerosi fattori, il professor Wansink ha pubblicato un libro in cui raccoglie anni di studi per dimostrare come il nostro mangiare sia, appunto, inconsapevole.
Per esempio, quanti di noi sapevano che la dimensione del piatto può determinare quanta fame abbiamo? Così come anche se il bicchiere è alto e stretto o basso e largo influisce sulla quantità di bevande che beviamo? Eppure è proprio così.
Ma non solo: perché a determinare i nostri comportamenti alimentari conta anche l’ambiente in cui si mangia, il suo colore, il profumo, o se c’è della musica. Oppure le fattezze e il colore della confezione o del cibo stesso…

Ma il professor Wansink non si limita a presentare, dati scientifici alla mano, il perché siamo in balìa della nostra inconsapevolezza alimentare e come questa influisca sulla nostra dieta e, di conseguenza, salute: insieme alla “presa di coscienza”, possiamo sfruttare i numerosi consigli che troviamo nel libro per dare una svolta al nostro approccio al cibo, rendendo la nostra vita più sana e, magari, riuscendo a far funzionare una volta per tutte quella dieta che abbiamo iniziati più e più volte, ma che non ha mai funzionato.

«La quantità  di cibo che ognuno di noi assume quotidianamente dipende in gran parte dall’ambiente circostante – scrive il professor Wansink – Noi mangiamo troppo non per fame, ma perché influenzati dalla famiglia e dagli amici, dalla grandezza delle confezioni e dei piatti, suggestionati da nomi e numeri, etichette e luci, colori e candele, forme e odori, fuorviati da diversivi e distanze, dispense e contenitori. Questa lista è tanto infinita quanto invisibile».
«La maggior parte di noi è beatamente inconsapevole dei fattori che incidono su quanto mangiamo – prosegue Wansink – La maggior parte di noi, crede che il proprio modo di alimentarsi sia determinato principalmente da quanto siamo affamati, da quanto apprezziamo il cibo e dall’umore. Noi tutti pensiamo di essere troppo intelligenti per essere tratti in inganno dalla grandezza delle confezioni o dei piatti, e dal tipo di illuminazione. Siamo disposti a riconoscere che altri possano essere raggirati, ma non noi. Ecco cosa rende questo “mangiare inconsapevole” così pericoloso».

Insomma, spesso è proprio la consapevolezza a fare la differenza. Proprio come nella meditazione Mindfulness – che si basa proprio sulla consapevolezza – possiamo cambiare in meglio le nostre abitudini e rendere migliore la qualità della nostra vita, con una “consapevolezza” di come e perché mangiamo possiamo rendere migliore la nostra dieta e anche qui, infine, la qualità della nostra vita. Mangiamo dunque consapevoli.

Fonte: La Stampa

 

Author Bio